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Angolo Massonico

nhil.jpgVerso la prima metà degli anni settanta un fenomeno editoriale colpì il mondo per copie vendute e portata editoriale, si tratta della Profezia di Celestino di James Redfield, il libro autoprodotto che ha venduto il maggior numero di copie di sempre. La storia narrata nel libro in questione  è, tutto sommato, abbastanza semplice e

soprattutto nota, talmente nota che non vale la pena di riportarla, visto anche che ampie sinossi della stessa, qualora uno non abbia il tempo o la voglia di leggere tutto il libro sono disponibili in abbondanza sulla rete. In ogni caso, si tratta della descrizione del cammino verso la piena l’illuminazione compiuto da un giornalista americano sulle tracce di un fantomatico antico testo ed ostacolato dai cultori dell’ortodossia rappresentati, in questo caso, dagli eredi della Santa Inquisizione. Secondo l’autore, che vale la pena di ricordare si è successivamente proposto come “profeta” di una “nuova” religione basata sul testo in esame e sul successivo “la decima illuminazione”, la via verso la piena consapevolezza di sé è abbastanza semplice ed alla portata di tutti, si parte dalla consapevolezza che le coincidenze non esistono, attraverso la percezione che tutta la Terra è permeata da una sorta di “forza” che unisce tutte le creature viventi per finire nell’acquisire la capacità di  percepire la “quantità” di tale “forza” che permea ciascun essere animato nonché le variazioni nell’intensità della stessa causate sia da fattori soggettivi (maggiore o minore salute fisica, maggiore o minore capacità di empatia dei singoli soggetti ecc) che da fattori oggettivi dovuti ad una specie di “vampirismo” esercitato dai soggetti più forti (rectius individualisti) nei confronti dei soggetti più deboli (rectius i buoni del libro), i quali però alla lunga dimostreranno che la debolezza è forza in quanto hanno la capacità di assorbire l’energia vitale (in maniera maggiore dei cattivi) in collaborazione con tutte le creature viventi aumentando in tal modo la quantità di forza totale rafforzando l’intero sistema.
Sebbene irrazionalmente e senza averne ma avuto la prova scientifica, sono sempre stato intimamente convinto che abbia fondamento la teoria che tutte le creature viventi, ed in un certo qual senso, anche quelle inanimate siano partecipi, in senso attivo, di parte dell’essenza dell’universo (vedi per esempio la teoria di “Gaia” secondo la quale la Terra è un unico corpo vivente di cui tutte le componenti, financo le pietre, sono portatrici di una quantità di “forza” vitale condivisa) .
D’altronde, noi massoni, per quanto possa essere divulgato in grado di apprendista, quando effettuiamo la “catena di unione” durante il rito non facciamo altro che collegarci tra noi  al fine di compartire una forma di energia immanente che ci circonda, perché: “ noi siamo i portatori di un segreto antico come il mondo: esiste un solo amore” che tutti ci avvolge e collega. Anche il neofita si rende, infatti, conto, senza saper bene perché, sin dalle prime tornate a cui partecipa di uscire come ricaricato dopo aver effettuato tale passaggio della ritualità. Altro punto che mi trova, irrazionalmente, concorde con il testo in questione è quello che riguarda le cosiddette coincidenze. Noi non siamo massoni per “coincidenza” lo siamo perché, anche senza saperlo, abbiamo sempre cercato negli altri i nostri fratelli sino a che un certo numero di “coincidenze” ripetute nel tempo non ci hanno portato a bussare alla porta del tempio. D’altra parte sin dai tempi più antichi uno dei modi in cui gli “ spiriti illuminati” (le persone intelligenti, curiose, che non si accontentano delle verità ufficiali) si riconoscevano tra loro era proprio dovuto al fatto che a differenza dei profani essi sapevano accorgersi dell’avvenire e del ripetersi di una serie di “coincidenze” e a riconoscere il cammino che le stesse gli indicavano. Non si vuole  in questo breve scritto mettere in dubbio le fonti da dove trae il Redfield le proprie conoscenze, si tratta di teorie antiche come l’uomo, coperte e riscoperte innumerevoli volte nel corso degli evi e delle società umane, e forse proprio questo loro essere innate all’uomo potrebbe essere un indizio della loro validità, sicuramente della loro condivisibilità.  Considerato che, in ogni caso, ogni esperienza è significativa nel lungo cammino verso la comprensione del mondo, meta che ogni massone si prefigge pur sapendo che vedrà il proprio lavoro compiuto da altri dall’alto dell’oriente celeste, il libro la “Profezia di Celestino” appare il frutto  del lavoro di una persona che pur avendo delle intuizioni, agendo al di fuori di una istituzione tradizionale (di cui evidentemente sente la mancanza visto che tenta di surrogarla con un inesistente antico libro profetico)  non possiede alcune chiavi necessarie a chi voglia seriamente approfondire i pur condivisibili spunti di riflessioni cui si accennava sopra. Durante la lettura del testo in questione, avvenuta alcuni anni prima della mia iniziazione massonica e quindi in era non sospetta, trovai assolutamente irritanti alcune carenze di cui allora non mi rendevo ben conto e che ora mi sono appena più chiare. La prima carenza riguarda la facilità che contraddistingue il cammino che percorre il protagonista del libro verso l’illuminazione. Nel corso di alcune conversazioni informali intrattenute con alcuni fratelli sul tema in questione è stato fatto  il felice paragone con certa manualistica tipicamente nord americana del tipo “come vivere felici” oppure “come guadagnare un miliardo di dollari in quindici giorni”. Noi sappiamo bene che, sebbene per il fatto di aver richiesto di poter entrare a far parte della massoneria siamo portatori di alcune caratteristiche innate che ci distinguono dai profani (curiosità, agilità mentale, la intima convinzione che la nostra vita abbia un senso, ecc.), la via per “la piena luce dell’oriente” è una via dura, difficile da seguire senza perdersi e soprattutto graduale. Nei tre gradi dell’Ordine non per nulla l’apprendista non ha il diritto alla parola, dovendo “apprendere” a lasciare i metalli fuori dal Tempio e, soprattutto, a sgrossare la pietra grezza (che è in primo luogo sé stesso) prima di accedere ai gradi successivi.   La seconda carenza, secondo me, in senso massonico,  la più grave riguarda il fatto che il protagonista persegue il suo cammino iniziatico senza aver subito alcuna iniziazione! Orbene, se c’è un dato che è storicamente stato condiviso da tutte le scuole (filosofie e religioni) che nel susseguirsi dei secoli hanno perseguito il cammino verso l’illuminazione esso è configurato dalla necessità di una cerimonia di iniziazione che rappresenti simbolicamente la rinascita del neofita nella sua nuova dimensione di cercatore delle verità nascoste, possibilmente attraverso la purificazione tramite i quattro elementi terra, acqua, aria e fuoco,  oltre che indicare una cesura tra ciò che si era prima e ciò che si è diventati. Non per nulla le stesse figure di spicco delle grandi religioni mondiali sono state definite come “grandi iniziati”. Senza aver subito una iniziazione rituale e senza che essa sia seguita da un duro studio e lavoro, secondo me non si può arrivare, quali che siano le nostre premesse. Dalle premesse che precedono consegue, a  mio modesto parere che il libro in questione apparirebbe, nella migliore delle ipotesi,  essere lo sforzo di comprendere qualcosa che l’istinto ci dice esistere senza però che l’autore abbia le necessarie conoscenze per affrontare compiutamente il tema. Nella peggiore delle ipotesi, appare invece il solipsistico tentativo di utilizzare conoscenze tradizionalmente condivise dagli “iniziati” per creare un movimento (cui mettersi a capo?) che asseritamene procederebbe verso l’illuminazione dei suoi seguaci, facendo leva sulla presunta facilità dello stesso cammino per sfruttare al meglio la credulità popolare. Tale amara ipotesi è purtroppo confortata sia dalle azioni dell’autore successive alla pubblicazione del suo libro che dal particolare clima culturale che detto lavoro ha prodotto. Passando, dunque, ad una breve ed assolutamente incompleta analisi “sociologica” del periodo storico di cui tale elaborato è figlio, finalizzata anche a cercare di comprendere le ragioni dell’innegabile successo riportato dal predetto libro ed anche del perché delle sue carenze sopra sottolineate che ritengo però utile analizzare, come altri hanno già fatto meglio di me, al fine di meglio comprendere anche alcuni nostri fratelli che, apparentemente, non trovano ciò che cercano all’interno della nostra istituzione; occorre in primo luogo precisare che non è possibile in questa sede affrontare un fenomeno talmente complesso e spesso contraddittorio come quello della “New Age”. A grandi linee possiamo sostenere che alla fine della seconda guerra mondiale, dopo l’abuso che il nazional – socialismo aveva effettuato delle teorie esoteriche come evolutesi  nel corso dei secoli ma soprattutto con riferimento a quelle rielaborate tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, nonché delle società iniziatiche e della simbologia tradizionale, l’argomento era diventato tabù in favore di una fede nel razionalismo e nella scienza, ovvero riservato a piccole nicchie di iniziati, sopravvissuti e, in massima parte ripiegati su se stessi. A tale situazione, in particolare in Europa si è associato un lungo periodo di diaspora e messa in sonno della massoneria, mentre quella americana prendeva altre strade che la rendevano più simile ad una specie di Rotary che ad una società iniziatica – esoterica. Successivamente, ma d’altronde certi temi hanno sempre resistito ad ogni forma di censura imposta dal pensiero di massa, a poco a poco, le suddette tematiche sono tornate a fare capolino nella discussione intellettuale ma soprattutto sono state portate all’attenzione della massa in particolare attraverso la produzione c.d. “pulp” (dalla contrazione della parola “popular”) e di fumetti in particolare negli Stati Uniti d’America. Per inciso rileggendo oggi alcuni dei libri di fantascienza pubblicati negli anni 50 e primi anni 60 del secolo scorso mi stupisce moltissimo quanto in realtà trattino tematiche affini alla nostra ritualità situandole in contesti futuribili. Ancora oggi, per esempio, a me sembra che il cinema di fantascienza ed horror sono ancora un grande veicolo di diffusione di massa di teorie, simboli e miti della conoscenza tradizionale (lo stesso Guerre Stellari, Matrix, La Nona Porta, V per Vendetta, solo per citare quelli che a me sono maggiormente rimasti impressi sotto questo profilo), d’altronde basta vagare un poco per la “rete” per vedere come alcuni film siano stati sezionati sotto un profilo esoterico da “blog” frequentatissimi. Come si diceva i temi “alti” usciti dal dibattito intellettuale filosofico ufficiale ed abbandonati sono rientrati dalla finestra e, per la prima volta nella storia, pezzetti di conoscenze tradizionali sono stati in tal modo portati a conoscenza di grandi masse di individui. Tale fenomeno, collegato con una crescente sfiducia verso le istituzioni tradizionali, accusate di essere divenute circoli di affari e di loschi collegamenti con strutture pubbliche al fine di combattere la “Guerra Fredda”, ed in particolare di essere parte attiva in tutte le “ipotesi di complotto” nate e sviluppatesi in maniera ossessiva dopo l’omicidio di John Kennedy, unito con la naturale predisposizione degli statunitensi all’individualismo ha, piano piano, creato una generazione di persone potenzialmente interessata all’“esoterismo massonico” che pur approfondendo (a volte anche in maniera interessante) alcuni singoli temi, ha lavorato con la mancanza di una visione di insieme. Un altro rilevante fenomeno sviluppatosi in quei tempi è stato la scoperta di massa delle filosofie orientali ed una serie di tentativi più o meno fortunati di sincretismo.
Tornando a Redfield, quando lui pubblica il suo libro, per i motivi di cui sopra oltre che di numerosissimi altri che non vi è qui il tempo e lo spazio per approfondire, in America ed in una certa seppur minore misura in Europa,  si era nel pieno periodo dei figli dei fiori, di fanatici dei vari Spidermen, Capitan America, Hulk e di tutti quei “supereroi loro malgrado” che affollavano le edicole del tempo. Il periodo delle teorie sulle capacità di ampliare le proprie percezioni anche e soprattutto attraverso l’uso delle droghe c.d. psichedeliche. Un’ epoca nella quale si agitavano numerosissime persone in cerca di forti dosi di spiritualità, non soddisfatte dalle risposte in tal senso fornite dalle chiese ed istituzioni tradizionali, considerate generalmente “vecchie” in un mondo che metteva al primo posto i giovani e la loro ribellione ai sistemi precedenti. Persone però abituate però a comprare le risposte ai loro bisogni più intimi  già preconfezionate sul bancone del primo grande supermercato vicino casa, ovvero a trovare non soddisfacente, in quanto non immediata, la proposta di un cammino verso la c.d. “illuminazione” che comportasse, studio, fatica, organizzazione con altri cercatori. Per concludere, secondo me, in tale situazione temporale Redfield si è trovato a fornire una di queste risposte preconfezionate, che ha trovato un grande successo di pubblico.

 
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