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N°1 Settembre 2008

Argomenti trattati (cliccare sul titolo per visulizzare la pagina):

pag. 2 –  Perché nasce “Parola di Passo”
pag. 3,5  – “Gioielli di Guarigione”, il Gioiello del mese: Purba
pag. 6  – “Tarocchi”, il mazzo del mese: Carte delle fiabe
pag. 8  – “Cristalli e pietre dure”, la pietra del mese : Azzurrite
pag. 10 – “Incensi e candele”, l’ incenso del mese: Tridosha
pag. 12  – “Angolo Massonico” da Serenamente n. 69
pag. 16 – “Conferenza”: “40 Passi nella nebbia” – 6 Settembre ‘08
pag. 17 –“Conferenza”:“Raja yoga e meditazione”–27 Settembre‘08

Se avrete idee, suggerimenti, articoli che desiderate pubblicare potremo inserire la rubrica “Gli Amici delle Parole di Passo” 

 

ico_pdf.gifScarica la rivista di Settembre 2008 in formato PDF>>



 

 

Perché nasce “Parola di Passo”

Dott.ssa Francesca ragusa  “Parola di Passo” vuole essere, in primis una libreria, una libreria specializzata di stampo filosofico esoterico, una libreria in cui l’esigenza del leggere quotidiano – partendo dai best seller  e dai romanzi d’attualità – si amalgami con un leggere diverso, con uno spirito di ricerca, per scorgere tra le righe risposte non comuni. Nell’era dell’internet point,  “Parola di Passo” si inserisce per contro come un “cultura point”, in cui la ricerca continua dell’essere è affiancata all’esigenza del dialogo e all’idea basilare che tutti noi, intrappolati nel frenetico mondo del divenire, in realtà spesso cerchiamo la quiete della tradizione di un sapere passato, antico, atavico, preesistente in noi stessi.

 

Tutti, chi più chi meno, ricerchiamo infatti quella magica parola che ci permetta di andare avanti, di crescere, di fare il nostro personale scatto evolutivo, di valicare una soglia immaginaria. Cerchiamo il nostro passo, inteso come il nostro giusto e retto camminare, ma anche come il brano di un testo, a noi apparentemente misterioso che però risveglia i nostri sensi e ci propone una sequela infinita di domande, rimandi e risposte.
 
Progetto dunque: creare un luogo in cui si possa ritrovare la parola, quella specifica parola-testo che permetta a ciascuno di noi di guadagnar passi nella vita attraverso i testi e le opere che hanno fatto la storia, la storia del pensiero, la storia che guida alla conoscenza del sé.  "Ritorna ai titoli degli argomenti"
 
 
“Gioielli di guarigione”
 
ImageOgni “Gioiello di Guarigione” viene disegnato rispettando rigorosamente i canoni della tradizione tantrica tibetana (con un’attenzione, tutta moderna, anche al loro aspetto estetico). I simboli degli Healing Protection Jewels hanno di per sé un potere, come anche le pietre o i metalli che vengono usati. Ma questo potenziale di guarigione rimane latente finché Lama Gangchen non dà la sua benedizione o trasmissione energetica. In quel momento il gioiello si attiva e diventa un canale attraverso il quale ci perviene un flusso continuo di energia di guarigione. La benedizione viene impartita in molti modi diversi, ad esempio attraverso delle puje (cerimonie rituali).

Lama Gangchen fa delle cerimonie speciali di preghiera con i suoi monaci in Nepal, Tibet (e in altri paesi). Anche i monasteri di cui Lama Gangchen si prende cura fanno periodicamente puje per gli healing jewels (tutti gli healing jewels, anche quelli già venduti: comprare uno dei nostri gioielli è come un’assicurazione a vita!).

Se facciamo una puja, attraverso le visualizzazioni e la recitazione di mantra ci mettiamo in comunicazione diretta con i Buddha e i Bhodisattva. Lama Gangchen dice che è come fare una telefonata internazionale. Possiamo fare delle richieste e, come risposta, riceviamo l’essenza dell’energia di guarigione di tutti gli esseri illuminati. I monaci, per i loro voti e la purezza della vita che conducono, e gli esseri di elevate realizzazioni hanno una via privilegiata di accesso a queste energie. Le loro benedizioni creano un flusso di energia di guarigione potente e abbondante. Gli HPJ non hanno bisogno di essere ricaricati e non si contaminano se entrano in contatto con energie negative o inquinate. Si ricaricano e ripuliscono (energeticamente) da soli. Gli HPJ sono degli oggetti molto speciali, unici. Ogni HPJ viene pensato e realizzato per aiutare a risolvere un problema specifico, ma hanno anche una valenza positiva generale. Vanno bene per tutti e non ci sono controindicazioni poiché sono canali di energia di guarigione. Se ne può indossare uno solo o molti insieme. Non solo non interferiscono l’uno con l’altro ma spesso potenziano la loro rispettiva azione. Per sceglierli vanno bene tutti i metodi. C’è chi si sente attirato da un gioiello specifico (vuol dire che ne ha la necessità) o chi preferisce studiarsi attentamente le spiegazioni. Non si deve comunque temere di sbagliare: sono solo di beneficio. Lama Gangchen ha spiegato che gli HPJ “… si prendono cura di chi li indossa…” e che “… possono manifestare dei comportamenti bizzarri in caso di gravi interferenze…”. Se una persona viene a trovarsi (o sta per trovarsi) in una situazione pericolosa, o comunque seria, l’HPJ attira su di sé il problema, lo calamita.
 
In questo caso può succedere che il gioiello esploda o si rompa senza causa apparente, che scompaia (non nel senso che possiamo perderlo ma proprio che scompare, come ha puntualizzato Lama Gangchen), che cambi colore, che manifesti dei segni simili a piccole vene nere o rosse, ecc. Questo succede soltanto in situazioni di una certa gravità. Nella maggior parte dei casi l’HPJ conserverà la sua bellezza ed efficacia per molto tempo. Il gioiello va invece sostituito quando si danneggia irreparabilmente, per esempio quando si frantuma, perché ha svolto il suo compito e si è esaurito. L’HPJ esaurito va gettato in un fiume o restituito alla terra: è un oggetto benedetto e come tale va trattato con rispetto. Ogni HPJ è un oggetto molto personale perché si sintonizza con il campo energetico di chi lo indossa. Per questo motivo sconsigliamo gli scambi, anche tra familiari.
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Il gioiello del mese: PURBAImage

Per proteggerci dall'ansia.
Il PURBA è il pugnale che nei rituali serve per esorcizzare gli spiriti maligni. Questi spiriti
non sono altro che protezioni, particolarmente vivide, delle nostre emozionipiù violente, delle ossessioni profonde e dalle
ansie. Il PURBA trafigge questi demoni, inondandoli di beatitudine, e li dissolve nel nulla.

NAGL: stress forte, interferenze da spiriti, pensieri negativi, ossessioni, panico.
SO: protezione, serenità, libertà.
Mantra: OM MANI PADME HUM

Possiamo trovare il nostro PURBA in Healing Jade Jewels :
CRISTALLO IALINO INTAGLIATO A MANO € 59.90
GIADA VERDE INTAGLIATO A MANO € 49.90

Healing Charms Jewels:  ARGENTO 925 e SMALTO  (di colore verde o  bianco) € 39.90 _ ARGENTO 925 € 34.90 
 
Importante!: il 50% del ricavato sarà devoluto in Tibet per aiuti umanitari, in particolar modo, avendo “Parola di Passo” aderito al progetto “Messaggero di Pace” il vostro acquisto servirà per contribuire all’adozione di un bimbo tibetano!


Visita il sito : www.sestosenso.com
 
 
 
 

 

“Tarocchi”  Il mazzo del mese: Carte delle fiabe           

ImageLe CARTE DELLE FIABE sono un mazzo originale creato appositamente dagli autori di questo sito come risultato di un lungo insieme di ricerche sui sistemi simbolici che caratterizzano le tradizioni popolari. Il mazzo si compone di 94 carte che rappresentano tutti gli Archetipi fondamentali che compaiono nelle innumerevoli “fiabe di magia” tramandateci dalla tradizione.
Le carte sono suddivise in quattro mazzetti, contraddistinti da un diverso colore del retro e del numero che appare in alto:
-mazzo giallo (20 carte): contiene i Personaggi che agiscono nella fiaba: il Re, l’Orco, la Principessa, la Strega, ecc…
-mazzo rosso (20 carte): contiene gli Animali che possono aiutare od ostacolare l’eroe nella sua avventura (in questo mazzo rientrano anche gli Elementali: Gnomi, Sirene, ecc…)
-mazzo verde (21 carte): rappresenta i Luoghi (il Bosco, il Castello, la Grotta, ecc…) e i Tempi (stagioni e momenti del giorno) nei quali è ambientata la vicenda.
-mazzo blu (33 carte): rappresenta i vari Oggetti che appaiono nella storia (come l’Anello, lo Specchio, la Bacchetta e svariati strumenti, che sono ricercati, donati, sottratti con l’inganno, ecc…)

I simboli sono raggruppati secondo uno schema rigoroso, basato sui vari aspetti in cui possono presentarsi in natura i quattro Elementi (indicati dai colori dello sfondo), ovvero le quattro Funzioni della psiche considerate dalla psicologia junghiana (Terra = Sensazione; Acqua = Intuizione; Aria = Pensiero; Fuoco = Sentimento); in più sono aggiunti Archetipi sintetici. L’utilizzo del mazzo è contemporaneamente divinatorio e psicologico: il consultante è infatti invitato a creare una propria “fiaba personale” collegando le immagini estratte a caso e disposte secondo un semplice schema.   Il racconto che ne risulta costituisce un’espressione simbolica della situazione attuale del consultante, dei problemi che sta affrontando e delle possibili vie di soluzione.

Nella scatola è accluso un libretto di istruzioni di 56 pagine, in cui sono contenute tutte le indicazioni per la corretta interpretazione dei simboli ed anche le regole per un uso delle carte come “gioco di società”: una caratteristica originale del mazzo è infatti quella di poter essere utilizzato per creare più fiabe parallele da parte di vari giocatori o anche una fiaba “collettiva” che ci fornisce delle interessanti informazioni sulle dinamiche interne e sulle relazioni che si instaurano nel gruppo.

Le CARTE DELLE FIABE possono così rivelarsi uno strumento prezioso per imparare a conoscere meglio se stessi e gli altri!
Le carte non sono in commercio: sono state stampate in proprio in tiratura limitata e sono disponibili esclusivamente sul sito internet www.labirintoermetico.com (€ 28,00 )….. oppure in negozio (€ 25,00) !!
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“Cristalli e pietre dure”
 
La pietra del mese :azzurrite                                                                                                   
Pietra dell'Elemento Vento
Image
Mineralogia:  l’azzurrite è un carbonato di rame basico, che si trova nei giacimenti cupriferi, dove deriva dall’alterazione dei solfuri di rame.

Mitologia: e’ un minerale alquanto raro, circa il quale nulla , a quanto sappiamo è stato tramandato. Un suo posto invece nelle tradizioni mitologiche ha sempre avuto il rame, che di pensava avesse la proprietà di rafforzare il senso di giustizia dell’individuo.

Spirito: l’azzurrite rappresenta il desiderio di conoscenza. Essa accresce il desiderio di fare le proprie esperienze, ed induce il soggetto ad accettare solo quelle spiegazioni che può personalmente verificare.

Psiche:  fa emergere le esperienze dimenticate, permettendo all’individuo di affrontarle coscientemente e di superarle. Lo stesso vale per le idee acriticamente accettate, che possono essere riviste e riconsiderate.

Mente: l’azzurrite stimola lo spirito critico e facilita l’espressione del proprio pensiero. Induce, inoltre, a riflettere anche su quelle cose che in genere si danno per scontate, stimolando in tal modo la consapevolezza e la conoscenza di se stessi.

Livello fisico: a livello dell’organismo, l’azzurrite agisce come rivitalizzante e come disintossicante. Favorisce l’attività celebrale, quella dei nervi e quella della tiroide, stimolando così il processo della crescita.

Impiego: usata come pietra meditativa, l’azzurrite esplica i suoi effetti a livello della psiche e della mente. Perché agisca sul piano fisico, invece, essa deve essere direttamente applicata sulla regione che si desidera trattare.

Indicazioni generali: conoscenza, esperienza. Riporta alla luce idee accettate acriticamente, aiutando a confrontarsi con esse. Stimola la riflessività, la capacità critica, la consapevolezza e la conoscenza de sé. Agisce come rivitalizzante del fegato, del cervello, dei nervi e della tiroide; rafforza le difese.

Reperibilità: buona.
Tutte le informazioni sono tratte da :
-    pag. 237 : L’ARTE DI CURARE CON LE PIETRE, Michael Ginger, ed. Crisalide 2006 € 24.80.
-    pag. 33 : IL MANUALE DELLE PIETRE, Michael Ginger , ed. Crisalide 2005 € 16.50
La pietra azzurrite è reperibile in negozio sia fatta a ciondolo che singolarmente  a € 12.00. 
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“Incensi e candele”

ImageL’ incenso del mese: Tridosha

La linea incensi Dosha è costituita da una gamma di 4 miscele ottenute da oli essenziali, resine, legni e fiori, lavorati ed impastati a mano secondo l'antica tradizione Ayurvedica.
Ayurveda é un termine sanscrito formato da "Ayus" vita e "Veda" conoscenza o scienza. Quindi L'Ayurveda é la scienza della vita o uno stile di vita basato sulla conoscenza. E' anche un sistema olistico di medicina indiana sviluppatosi attraverso secoli di intense ricerche e innumerevoli sforzi innovativi. Come tutte le scienze indiane la medicina é ritenuta una scienza promossa originariamente dagli Dei. Da Brahma, artefice della creazione dell'universo, la conoscenza dell'Ayurveda passò al sapiente Prajapati Daksa. In seguito Indra, Re degli Dei, trasmise la conoscenza ai discepoli Atreya, Kasyapa e Dhanvantari (la cui immagine é raffigurata sui prodotti mentre porge l'anfora del nettare dell'immortalità).

La teoria dei tre Dosha o Tridosha (tri = tre dosha = errore o male) costituisce il nucleo centrale della medicina ayurvedica. Secondo questa teoria per il mantenimento delle funzioni psichico-spirituali e corporee dell’uomo sono determinanti tre forze energetiche fondamentali : vata, pitta e kapha. Ogni uomo riunisce in sé tali forze, la cui articolazione varia però da individuo a individuo.

Secondo l’antica filosofia indiana, i tre Dosha sono sorti dai “cinque elementi”: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Quando tutti e tre i Dosha svolgono pienamente le loro funzioni e cooperano e si integrano armoniosamente, nell’organismo regna uno stato di equilibrio.
Le fragranze proposte sono quindi  particolarmente indicate per armonizzare i tre principi psicofisici Vata, Pitta e Kapha, completando la gamma con una quarta fragranza denominata Tridosha che agisce contemporaneamente su tutti e tre i Dosha.

Caratteristiche Tridosha: dona equilibrio, bilancia le emozioni e favorisce la meditazione

Ingredienti base: oli essenziali di abete himalayano, benzoino, cardamomo, teatree

Garanzia di non tossicità: Dhanvantari certifica che tutti i suoi prodotti, utilizzati nei modi indicati e con un corretto uso cui sono destinati, non sono tossici e sono prodotti rispettando le normative IFRA (Intenational Fragrance Association).

Tutte le informazioni sono tratte da :
-    AYURVEDA, Karin Schutt, ed. Red! 2003, € 9.90
-    LINEA INCENSI DOSHA, n.  20 incensi ayurvedici  € 7.00  
Importante!: Dhanvantari sostiene l’Associazione “Food for life – Cibo per la vita” impegnata in India nella realizzazione di programmi di sviluppo per la necessità di base per una vita sana e dignitosa”. 
Visita i siti: http://ffl.vrindavan.com e www.dhanvantari.it

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  “Angolo Massonico”

da “Serenamente” n. 69             

ImageNIHIL DIFFICILE VOLENTI

Il mito dell’arcobaleno

L’arcobaleno, nel mito, è l’idea di una via che connetta la terra al cielo, ovvero il mondo grossolano della manifestazione materiale e il mondo sottile della manifestazione spirituale, sembra un pensiero mitico molto antico, che ritroviamo, in varie forme, in molte culture differenti. L’idea che in una remota antichità gli dèi interagissero con gli uomini sembra assai comune: i Greci ritenevano che i loro eroi dell’età del bronzo fossero figli di dèi e di donne mortali, segno che nel tempo mitico l’interscambio tra cielo e terra era cosa abituale. Nella Bibbia si narra che, nei tempi precedenti il Diluvio, i “figli di dio” scendessero sulla terra per unirsi alle “figlie degli uomini”. Si ritiene tuttavia che tale interscambio fosse più agevole in una precedente età del bronzo.
Dall’idea che in un lontano passato sia esistito un legame di comunicazione tra il cielo e la terra, deriva per conseguenza l’idea che tale legame sia stato in seguito spezzato. Nella mitologia cinese il legame tra il cielo e la terra venne interrotto da uno dei primissimi sovrani, Zhuan Xiu, che in tale modo instaurò una sorte di ordine cosmico nel quale gli spiriti non potevano più scendere dal cielo e visitare la terra e gli uomini non potevano più salire in cielo per confondersi con gli dèi. Lo stesso mito compare in Tibet, dove il legame tra il cielo e la terra è rappresentato da una corda (o scala) dmu, lungo la quale si effettuava un continuo interscambio tra i due livelli dell’esistenza.
I primi sovrani del Tibet li si diceva scesi dal cielo lungo la corda dmu: quando essi morivano, i loro corpi ritornavano in cielo trasformati in arcobaleni. L’ottavo sovrano del Tibet, Gri-gum btsan-po, tagliò la corda dmu e interruppe ogni contatto tra il cielo e la terra; egli fu il primo sovrano che lasciò sulla terra un cadavere. Il legame tra il cielo e la terra assume nella varie culture aspetti differenti. Abbiamo visto che nel mito tibetano è esemplificato da una corda. E’ la scala di Giacobbe nel racconto biblico (e diventerà l’albero sefirotico nelle speculazioni della Qabbalah). In altre civiltà può essere rappresentato come una montagna, un albero, una torre o un arcobaleno. La rappresentazione come arcobaleno sembra essere molto antica, a giudicare dalla sua diffusione in tutto il mondo. Pure sgombrando il campo da tutte le mitizzazioni dell’arcobaleno, che non sempre corrispondono al motivo di una connessione tra il cielo e la terra, rimangono tuttavia degli esempi come il ponte Ĉinvat nel mito iranico, o addirittura l’Ame-no-hashi-date, il “ponte fluttuante del cielo” del mito nipponico, sul quale Izanami e Izanagi scesero dal cielo per creare le isole del Giappone. Anche dove l’arcobaleno non rappresenta una vera e propria strada, permane tuttavia l’idea del simbolo di una tramite tra gli dèi e gli uomini, come accade nel mito biblico dove l’arcobaleno è “la firma” del patto che Dio strinse con Noè, o come nel mito greco, dove è Iris, la dea dell’arcobaleno, che funge quale messaggera degli dèi presso i mortali.

L’attraversamento del Ponte dell’Arcobaleno è una metafora mitica dell’evoluzione della coscienza. Richiamarsi a un mito significa inserire il nostro lavoro personale in un contesto più vasto, un contesto che rende più profondo il significato della nostra lotta personale. Ristabilire il Ponte dell’Arcobaleno significa ricollegarsi alla nostra parte divina, ancorandola nel mondo che ci circonda e sanando le scissioni che tanto affliggono la nostra esistenza terrena. Dal punto di vista mitologico l’arcobaleno è sempre stato un segno di speranza, un collegamento tra il cielo e la terra, un segno di armonia e di pace. Un tempo si credeva che le divinità, gli spiriti e i mortali attraversassero le sue fasce di colore sia durante che dopo la vita, proteggendo l’invisibilità del Cielo e della Terra. Per il mito scandinavo è un “ponte divino”, gettato a connettere il cielo e la terra. Il suo nome è Bifröst. E’ anche presente il motivo della rottura del ponte, anche se questa non è localizzata in un’epoca remota, bensì nel futuro escatologico, quando i figli di Mùspell verranno, guadando i fiumi tempestosi, a combattere contro gli dèi; quel giorno il mondo intero arderà nel fuoco ed il ponte BiFROST andrà in pezzi.
Perché questo strano spostamento nel futuro? Il mito della rottura del collegamento tra il cielo e la terra, sembra connesso al motivo dei cicli cosmici: in molti sistemi mitologico questa rottura, in un lontano passato, avrebbe segnato la fine dell’epoca mitica in cui gli uomini e gli dèi interagivano fianco a fianco e l’inizio del tempo attuale in cui tale comunicazione non è più agevole. In altre parole, quando vi era un collegamento tra il cielo e la terra, gli uomini avevano più facile accesso alla sapienza delle cose divine e profonde: tale sapienza oggi è perduta.
Nel mito del progredire delle età cosmiche, quale troviamo dall’India alla Scandinavia, il passaggio dall’età del’oro all’età dell’argento, dall’età del bronzo all’età del ferro, è vista anche come una perdita progressiva della conoscenza, da parte dell’uomo, dei sacri misteri. Assistiamo dunque ad un progressivo allontanamento del cielo dalla terra, dello spirituale dal materiale, a cui corrisponde una lenta e costante involuzione e desacralizzazione dell’uomo.
Nel racconto del diluvio universale nella Bibbia, Dio pone l’arcobaleno come sigillo della sua alleanza con gli uomini e con la natura, promettendo che non ci sarà mai più un diluvio universale. Ponte fra cielo e terra, corrisponde al dominio sulle acque Superiori, a completamento dell’Arca, che domina la acque Inferiori; per R. Guénon, Arcobaleno e Arca sono le due metà dell’Uovo Cosmico, mentre in India ed in Mesopotamia i sette colori dell’Iride rappresentavano i sette Cieli.
L’arcobaleno è anche un simbolo ascensionale; il Cristo in gloria, bizantino o romano, è rappresentato spesso in mezzo ad un arcobaleno. Quel arcobaleno è il simbolo visibile dell’avvenuta riconciliazione di Dio con l’umanità tramite Noè, primo ad erigere un tempio a Dio.
L’arcobaleno come simbolo archetipo, compare in molte mitologie di ogni parte del mondo. Nella mitologia hindu la dea Maya creò il mondo da sette veli dei colori dell’arcobaleno. Nel mito egiziano sono le sette stole di Iside, nel mondo cristiano i sette veli di Salomè, per i Babilonesi era la collana di Ishtar tempestata di pietre iridate e per i Greci Iride alata che portava sulla terra, i messaggi degli dèi agli esseri umani.
Nel mito celtico l’orcio d’oro alla fine dell’arcobaleno rappresenta una sorta di Santo Graal, la coppa perduta del rinnovamento e della pienezza spirituale.
La bandiera arcobaleno è anche simbolo della città di Cuzco, capitale dell’impero Incas. Fu scelta, dall’imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi. L’arcobaleno, proprio perché annuncia il sole dopo il brutto tempo, simboleggia la speranza.
I colori dell’arcobaleno sono anche utilizzati come simboli della “convivialità delle differenze” per la loro caratteristica fisica di trasformarsi in luce bianca se fatti roteare velocemente. La simbologia spiega il significato di ogni colore: il rosso indica la vita, l’arancio è la salute, il giallo ricorda il sole, il verde rappresenta la natura, l’indaco l’armonia, il blu è l’arte e il viola lo spirito.
Al di là delle tante leggende, è bello pensare, che tutti, dell’arcobaleno, ne accettino i molti significati: l’unione di colori diversi, la pace tra terra e cielo, la speranza di un futuro migliore.

Tratto da un articolo del Fratello Cri. Giu. della R.L. Federico II all’Oriente di Bari all’Obbedienza della Serenissima G.L. Nazionale Italiana – Palazzo del Sacramento – Napoli.
Visita il sito: www.so-mi.it



  “Conferenza in libreria”

6 Settembre ‘08 “ - 40 Passi nella nebbia”
Image

Umberto Bernacci: La storia del libro
Erano anni che l’embrione di questo progetto stava crescendo all’interno della mia energia e che, per diversi motivi, non si sviluppava pienamente. Scrivere di argomenti di questo genere comporta il confrontarsi con diversi aspetti: intanto con se stessi, perché non puoi trasmettere concetti di questo genere senza averli vissuti e digeriti, almeno un po’. Occorre anche avere il quantitativo di energia libera sufficiente a diventare veicolo di queste energie, confrontandosi , quindi, fortemente con lo Stimolo Nero che sempre ci ostacola e ci devia verso tutt’ altro che spirituali indirizzi! Quindi, c’è il rischio di scrivere cose che tra due mesi non pensi più essere vere poiché l’iniziato cambia molto velocemente e, con lui, anche ciò che pensa! Quindi è meglio scegliere solo cose “certe”. Infine, è fondamentale vincere la ritrosia personale che spesso è comune nei ricercatori dello Spirito e che li spinge a fare un percorso interiore piuttosto che esteriore come può essere scrivere un libro di questo genere. Tuttavia, non ho “potuto” resistere ad unire la mia voce al coro di coloro che spingono le persone a spostare i propri limiti sempre un po’ più in là, a diventare pieni fautori della propria esistenza, ad assumersi la completa responsabilità di se stessi, in tutto e per tutto.
Visita il sito : www.percorsietici.it

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“Conferenza in libreria”

 27 Settembre ‘08  - “Raja yoga e meditazione”
Image
Maestro: Jadeli Gangbo
Atman in sanscrito designa il vero sé dell'essere umano, lo spirito assoluto, Brahman, individualizzato nell'uomo. L'individuo però non è generalmente consapevole di questa realtà più profonda e rimane focalizzato sulla superficie della sua coscienza, identificandosi con il corpo, le emozioni, i sentimenti e la mente. Ciò è manifestazione di avidya, l'ignoranza di sé, che è alla base del dolore e della sofferenza. L'uomo infatti soffre solo perchè non si riconosce e non si identifica con la sua vera natura, Atman, che si può definire come Sat, Chit, Ananda, essenza, consapevolezza e beatitudine supreme.
Il Raja yoga è quella scienza dell’essere che consente di dissipare il dolore e l’ignoranza, portando alla conoscenza del sé più profondo, attraverso pratiche di vita e di meditazione sperimentate da millenni.
Corsi di raja yoga e meditazione : Martedì 20.30-22.30 presso Via XX Settembre,27 Asti. Informazioni : Jadeli Gangbo 347/4183421 – Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
  Visita il sito www.associazioneatman.biz

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… Passa Parola alla prossima Parola di Passo!...
Un triplice fraterno abbraccio a tutti
*La France*

 

 
< Prec.
.::Parola di Passo di Francesca Ragusa (P.IVA IT01411320052). Via xx Settembre, 26 - Asti. Tel/Fax. 0141 593019 - Mob. 337 1059986::.